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bianca [ se accendono le stelle, vuol dire che qualcuno ne ha bisogno? ]
 


Ormai non saprò più
cosa di me pensasse A.
Se B. fino all'ultimo non mi abbia perdonato.
Perchè C. fingesse che fosse tutto a posto.
Che parte avesse D. nel silenzio di E.
Cosa si aspettasse F.,sempre che si aspettasse qualcosa.
Perchè G. facesse finta, benchè sapesse bene.
Cosa avesse da nascondere H.
Cosa volesse aggiungere I.Se il fatto che io c'ero, lì accanto,
avesse un qualunque significato
per J. e per K. e per il restante alfabeto.

                                                          Wislawa Szymborska



considero valore il silenzio, quando la parola è indegna

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere
in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

(EdL)





La porta è socchiusa     (Da Sera)

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli...
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume...
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo...

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento...
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

                  Anna Achmatova 1911


Lasciando alla mia infanzia ogni ingenuità possibile,
l'amore è uno stregone, un fuoco isterico,
magnifico,
carezza di una mano che semplifica,
cosa sarà di me?
       
                                                Paolo Conte

DONNA CHE PARLA IN FRETTA

Perché non ho saliva
Perché non ho robaccia
Perché non ho la polvere
Perché non ho quello che c’e’ nell’aria
Perché io sono aria
Lasciate che io vi tenti col mio magico potere:
sono una donna che grida
sono una donna di discorso
sono una donna di atmosfera
sono una donna sotto vuoto spinto
sono una donna di carne
sono una donna flessibile
sono una donna coi tacchi alti
sono una donna di stile alto
sono una donna automobile
sono una donna mobile
sono una donna elastica
sono una donna collana
sono una donna sciarpa di seta
sono una donna nonsoniente
sono una donna sotutto
sono una donna a giornata
sono una donna bambola
sono una donna sole
sono una donna tardo pomeriggio
sono una donna orologio
sono una donna vento
sono una donna bianca
sono una donna luce d’argento
sono una donna luce d’ambra
sono una donna luce di smeraldo
sono una donna conchiglia abalone
sono la donna abbandonata
sono la donna confusa, la babelica donna
la donna aborigena, la donna latitante
la donna assente
la donna trasparente
la donna assenzio
la donna assorbita, la donna tiranneggiata
la donna contemporanea, la donna beffarda
l’artista in sogno dentro la sua casa
sono la donna gadget
sono la donna Druido
sono la donna Ibo
sono la donna Yoruba
sono la donna vibrato
sono la donna ondeggiante
sono la donna sventrata
sono la donna con le ferite
sono la donna con le tibie
sono la donna che erode
sono la donna sospesa
sono la donna seducente
sono la donna architetto
sono la donna trota
sono la donna tungsteno
sono la donna con le chiavi
sono la donna con la colla
sono una donna che parla in fretta
acqua che pulisce
fiori che puliscono
acqua che pulisce al mio passaggio

Anne Waldman




Due cose riempiono l'animo con sempre maggiore stupore e venerazione, quanto più la mente si occupa di loro: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.
                             Immanuel Kant






«Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.»

                                                                   Karl Marx


 


La bellezza serve alle donne per essere amate dagli uomini: la stupidità, per amarli.
 
                                                                   Cocò Chanel






5 marzo 2009


progetti

Questo blog è ormai in stato di completo abbandono.
Mi spiace, è stata una bella esperienza e ci sono dentro delle belle cose.
L'ha aperto il mio amico Pasquale, un giorno tra giorni che mi sembrava di avere molte cose da dire.
Ne avevo, in effetti. Ora molte meno, chè la vita- poca- e le esperienze- qualcuna in più- mi hanno insegnato che ci sono momenti in cui è meglio tacere e guardare la varietà.




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12 settembre 2008


quello che penso di Mara Carfagna ( parte prima )

" A me la prostituzione fa orrore. Non comprendo chi vende il proprio corpo".


 

Speriamo che questa, ad esempio, l'abbia fatta gratis.
Ora, forse, mi si potrebbe obbiettare che farsi fotografare- dietro presumibile compenso-nude per un calendario, che la protagonista senza ombra di dubbio avrà definito "artistico", con buona pace di questa parola abusata e vilipesa, non può essere affatto paragonato a prestare un'attività sessuale a pagamento.
Sul punto penso tutti possiamo serenamente convenire.
Forse il Ministro della Grande Opportunità avrebbe dovuto utilizzare un'espressione diversa e più puntuale, per esprimere il suo suo sommo sgomento di fronte a questa pratica vergognosa della prostituzione.
Perchè, vedete, di modi per "vendere il proprio corpo" ce n'è più d'uno, più o meno esecrabile. E posto che certamente il limite di quello che possa essere considerato buon gusto non può certo essere ritenuto ad oggettivo appannaggio del Ministro, c'è da spostare il fuoco un po' più indietro, nel campo lungo, dietro le curve prosperose della giovane Carfagna e dietro le nudità di cui le prostitute fanno mercimonio.
Ci sarebbe da vagliare i motivi che spingono una donna a commercializzare il proprio corpo, a tutti i livelli, da quelli più umilianti a quelli più patinati.
Ci sarebbe da mettere a paragone la situazione di una laureata di buona famiglia, con un futuro sostanzialmente garantito e una casa confortevole e quella di una ragazzina extracomunitaria disperata che per trenta euro a prestazione passa le nottate sotto i lampioni ad attirare l'attenzione di uomini orrendi che non fanno sesso con le loro mogli.
C'è da domandarsi quale delle due sia una scelta consapevole, e quale un incubo da cui quasi ogni donna vorrebbe sottrarsi.
C'è da ragionare su quale ragazza che avesse avuto le Pari Opportunità della signorina Mara Carfagna nella vita avrebbe preferito andare a fare la puttana su una strada periferica in balia di un pappone.
Allora, senza farla troppo lunga, nessuno se la prende con il Ministro Carfagna se prima di vestirsi come una suora laica e tagliare la folta chioma ha pensato di mostrare il culo in tutte le posizione che sono venute in mente ai fotografi e di finire appesa nelle officine meccaniche per il sollazzo di proprietari ed avventori. A differenza di molti non ho mai creduto che sia questo a fare di lei un pessimo Ministro delle Pari Opportunità.
Nessuno gliene vuole per quelle nudità, e per aver venduto l'immagine del suo corpo.
Ma, so che è difficile, ragioni almeno la Ministra prima di aprire la sua boccuccia innocente ( il principio di non colpevolezza varrà pur per le boccucce), e rifletta sul fatto che ognuno vende quel che può: chi i calendari, chi qualche ora di sesso.




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29 giugno 2008


oggi

Oggi vorrei disporre di una gomma di enormi dimensioni per potermi auto cancellare dalla faccia della terra.




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14 giugno 2008


Di nuovo incazzata.

Ho passato una quarantottore deliziosa a Siena.
Nonostante il diluvio universale che mi ha fatta somigliare ad una senzatetto per gran parte delle giornate; nonostante all'improvviso le mie scarpe preferite abbiano deciso di lancinarmi i piedi; nonostante l'odierna colazione con il vecchio Luca che ha tentato di prospettarmi un futuro persino peggiore di quanto non abbia messo in preventivo io ( il che è un tutto dire ).
Bella la conferenza con Travaglio e Caselli; magnifica la stretta di mano con Caselli e magnifico il ritardo di Fabio, che nel trasferire il noto giornalista dalla stazione fino a Siena ha ben pensato di fare il giro lungo e di arrivare alle porte di Firenze superando di circa centotrentasette uscite la destinazione. Forse per il paesaggio che, si sa, da quelle parti non è affatto male.
Bello soprattutto, per una romana nevrotica ed incazzata come me, andare da casa in facoltà, dalla facoltà a casa, da casa al ristorante, dal ristorante a bere una cosa: a piedi.
Sì, a piedi io, quella che è notevolmente scoglionata di arrivare fino al tabaccaio, quell'indispensabile rivenditore di beni di prima necessità che per me è sempre troppo lontano a piedi e troppo vicino per prendere la macchina.
Una sensazione di grande libertà.
Ma non temete: oggi sono tornata a Roma. E sono di nuovo incazzata. Menomale.




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9 giugno 2008


i pod

L'ho perso. Ormai è ufficiale.
Ho perso quel mio piccolo, adorato i pod turchese, gravido della mia musica preferita, di pezzi quasi introvabili, dei miei ricordi di viaggi di Francia, di Medioriente, di nottate girovaghe per Roma.
Bestemmia.
L'ho cercato ovunque.
Bestemmia.
Ora lo ricomprerò, ma non sarà lo stesso; me l'aveva regalato una persona importante.
Bestemmia.




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7 giugno 2008


provvedimenti urgenti

Finalmente il Governo infila le mani nella roba scottante: espulsione e foglio di via per le prostitute.
E così, se la logica non mi inganna, si svuoteranno Parlamento e Varietà, che poi, a quanto pare, sono strettamente imparentati. Quasi la stessa cosa.
E questa, diciamolo, è una buona notizia.




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13 maggio 2008


normale

Preoccupati.
Dobbiamo essere preoccupati.
Non idignati, non schierati, avvelenati, arrabbiati delusi.
Qui c'è da spaventarsi.
Non solo della censura, non della libertà di espressione che giorno dopo giorno viene corrosa con lavoro lento e sopraffino. Quanto piuttosto di noi, di cosa siamo diventati noi italiani, dell'assurdo clima di normalità che aleggia intorno a vicende che hanno dell'inquietante e che non vengono, nonostante tutto, percepite come tali.
La vicenda Travaglio Schifani, se complessivamente considerata può indignare, osservata analiticamente presenta dei caratteri preoccupanti.
Almeno due, per limitarsi ai più evidenti.
Anzitutto l'incredibile rovesciamento della realtà che si è operato intorno alla carica ricoperta da Schifani: mi arrovello, ci penso, eppure non riesco a capacitarmi di come sia possibile che la sua qualità di Presidente del Senato, ben lungi dall'essere considerata come il motivo principale per cui determinati fatti è doveroso che vengano raccontati, è stata invece presentata come una pregiudiziale, un paletto.
Come se non fosse giusto, come se non fosse doveroso che il passato del Presidente del Senato Italiano debba essere reso pubblico, debba essere messo alla portata dei cittadini che a lui, come ad altri, hanno affidato parte dei loro interessi. Come se questo controllo dei cittadini sulla politica non fosse esso stesso essenza della democrazia, ma un affronto, una pretesa assurda.
Come se fosse normale questa immunità, non giuridica, ma di fatto che parrebbe essersi condensata in capo a chi per primo, invece, per l'importanza ed il prestigio della carica rivestita, dovrebbe vantare una condotta specchiata ed illibatissima. Il che, come minimo, implicherebbe dare dei chiarimenti.
Temo di non essere più in grado di vedere senza avere una crisi isterica, il volto della Finocchiaro tutta scossa e scandalizzata perchè la vicenda riguarda comunque "la seconda carica dello stato".
E noi? Abbiamo passivamente subito questo incredibile ribaltamento di un criterio rispondente alla logica della democrazia.
E poi.
Della biografia di Schifani ne hanno scritto, tra gli altri Lirio Abbate e Gomez, nel loro libro.
Travaglio stesso, non solo in "se li conosci li eviti", ma anche nel suo spazio sull'Unità un paio di settimane fa, forse meno.
Niente scandali, niente eco mediatica, niente querele ( a quanto pare ).
Poi, la televisione.
" Eh no, in televisione no!" e mi immagino l'aula del Parlamento, stranamente gremita, alzarsi in piedi all'unisono.
Perchè in televisione no?
Perchè la televisione è considerata dai politici come il loro mezzo di comunicazione, come il loro personalissimo modo di trasmettere le notizie, nelle gerarchia che loro stessi scelgono, con le modalità e gli spazi che loro stessi decidono di dare.
Ma questo , l'uso criminoso che del servizio pubblico i politici fanno ( per parafrasare uno che di usi criminosi se ne intende ) non è l'aspetto peggiore. Può sembrare, ma non lo è. 
L'aspetto peggiore è la normalità con cui viene fatto valere questo presunto diritto della casta che ci governa come di quella che si dovrebbe opporre ad essa.
In un altro paese qualche politico avrebbe bofonchiato, qualcuno avrebbe rilasciato delle dichiarazioni fuori luogo. Ma più di uno, forse, sarebbe arrossito, ed avrebbe abbassato la testa di fronte al diritto d'informazione e di controllo della politica, proprio di ogni cittadino di uno stato libero.
E qui. Possibile che nessuno abbia trovato assurdo ed inquetante che dei politici siano insorti contro il lavoro di un giornalista? Che tutti in coro, tranne il solito Di Pietro, si siano comportati come i proprietari di un appartamento abusivamente occupato da un estraneo?
Ma ci sembra normale?
Perchè a noi italiani, ormai, sembra tutto normale?




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7 maggio 2008


Mister Gi. e lo smoking

Me lo disse come se nulla fosse, tramite sms, un giorno che stavo facendo il cambio di stagione.
"Non ho mai avuto uno smoking, non saprei che farmene."
Come se fosse normale per uno della sua età e della sua cerchia non avere uno smoking.
MI fece sorridere l'essenzialità del concetto "non serve- non possiedo", proprio in un momento in cui i miei sensi di colpa stavano sguazzando nella copiosa sovrabbondanza del mio guardaroba.
Mi fece sorridere immaginare la faccia ed il tono di voce con cui avrebbe detto la stessa cosa anzichè scriverla, e quasi lo perdonai.
Però...
E santo cielo, una ha una tresca con un quarantenne, ci si aspetta almeno che abbia uno smoking nell'armadio.
E dire che gli avrebbe donato, probabilmente.




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6 maggio 2008


omini

Di solito capita che, dopo una serata di bevute varie, dalla birretta sulla spiaggia per aperitivo, al vino a cena, ai molteplici Negroni sbagliati o Americani in giro per locali, io teorizzi.
Una specie di sbronza filosofica e, generalmente, con una spiccata vena pessimistica.
Ebbene poche sere fa, in uno dei momenti apicali della mia sbronza filosofica, mi sono resa conto ( ho teorizzato, per l'appunto ) che l'uomo è un danno.
Il peggiore.
Non l'uomo inteso come genere umano ( del che pure ci sarebbe da discutere ), ma del maschio: quello dotato di peli sul petto, la barba, di un pene (molto più raramente delle palle, ma questa è un'altra storia ) e di un quoziente intellettivo tendenzialmente inferiore al corrispettivo femminile.
Dunque l'uomo è un danno. Completo. Sempiterno. Senza soluzione.
Sono sola, adesso.
Non amo, non sono riamata. Mi disinteresso alla categoria, ne sono distaccata, la osservo dal di fuori con ironia e sarcasmo. A volte con umana comprensione. Non sono sedotta, non sono sconvolta, non sono sballottata da comportamenti altrui. E sto bene. Stranamente, dopo tanto penare nella mia vita, sto bene. Proprio bene.
Gli uomini sono dannosi alla salute mentale, ed hanno la bizzarra capacità di esserlo qualunque sia la tappa fisiologica del rapporto che si ha con loro.
Quando sono tuoi amici non ti capiscono fino in fondo, danno per scontato che i due mondi siano inconciliabili, trovano assurdo che anche una donna possa ragionare prima con piccola testa e solo dopo con grande testa; variano le loro considerazioni colorandole talvolta di moralismo insopportabile e talvolta di una ridicola, quanto inutile ed immotivata, solidarietà maschile.
Li frequenti. Compaiono. Scompaiono. Associano convenzioni come la cena fuori o la camminatta o la conversazione, ad indici precostituiti di "storia seria" e "donna seria", i più grandi nemici dell'uomo ai primi incontri. A volte vorrei che si portasse qui, al mio cospetto, vivo, il primo tra tutti che ha detto questa stronzata.
Incredibile. Vi amate. Vi mettete insieme. Magari condividete anche più cose di quelle che ci si potrebbe aspettare causa il gap intellettivo. E questo è male: la vita continua, anche senza di loro. Deve continuare, andare avanti: cene con le amiche, serate in discoteca solo donne, vernissage con gli amici gay. Non prendiamoci per il culo: lui non c'è, la tua sacra indipendenza è rispettata. Ma non ti diverti. Sei innamorata, cotta, non ti diverti.
E poi il dopo, non c'è che dire: la convivenza, la noia, i tradimenti, il calcio, quegli imbecilli dei suoi amici, la moto, la tavoletta del bagno disgustosamente alzata, il liquidino delle lenti a contatto insieme ai tuoi cosmetici di chanel sulla mensola del bagno, gli slip che improvvisamente sostituiscono i boxer, le camicie scure che non avevi mai visto e che improvvisamente sbucano dall'armadio,le scenate di gelosia per il giornalaio sotto casa o per il cameriere marocchino, le tue amiche diventano delle galline senza cervello, i tuoi genitori due rompicoglioni mezzi matti che ancora votano a sinistra. e tu non eri di sinistra? questa città è una merda, ho votato alemanno.
E poi il tradimento, la scoperta, la separazione, la tragedia, il dimagrimento, la riconciliazione, i chili di troppo, la separazione definitiva, ma quasi definitiva perchè poi la riconciliazione ed i chili di troppo e poi di nuovo dimagrimento e le amiche a casa tua che si danno i turni.
Meno bella, meno depilata, meno produttiva sul lavoro, meno brillante.
E alla fine, quello che conta veramente nella vita, è avere un fottuto treppiedi.
Non un uomo.
Un fottuto treppiedi.




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30 aprile 2008


quello che non lo sentivi da anni

 "Ciao...sei Bianca?", l'sms della sera.
"Mh, si, direi di si. E tu chi sei?". Il numero appare familiare.
Chi è lui? Lui è Quellochenonlosentividaanni, che ricompare nella tua vita, a sorpresa, per rivendicare il suo posto di preminenza tra gli uomini da evitare ad ogni costo.
Qualunque sia il livello del loro fascino.
Ed in effetti Quellochenonlosentividaanni ti tenta, con quel suo fare vellutato e disincantato, con quella ragionata premeditazione nello stuzzicare la tua voglia di rivalsa.
Era finita malino, con lui; ammesso che si potesse dire iniziata, quella storia, intrisa di misteri e telefonate da numeri riservati, da partite a calcetto frequentissime, con amici che, in ogni caso, non hai mai visto. Ma anche di cene fuori in posti magnifici, di vini eccellenti, lunghe passeggiate per il Ghetto a notte fonda, risate argentine.
Quellochenonlosentivi da anni in effetti è davvero un bel tipo, nella sua trentacinquina d'anni portate bene e le giacche su misura. Sei stata già pronta a perdonargli un paio di errori di sintassi, e magari anche il non conoscere dei pezzi fondamentali di Paolo Conte; d'altro canto, un motivo doveva ben esserci.
Ebbene Quellochenonlosentivi da anni inspiegabilmente fa  la parte del cambiato: vive in campagna e non nel suo appartamento iper moderno a Piazza Venezia, non lavora più per una società di lobby ma per una casa editrice che definisce "divertentissima" ("divertentissima"?una casa editrice?), ti dichiara apertamente di avere una relazione stabile ("la mia relazione zoppica da molto tempo...). Usa frasi che non avresti mai associato a lui, persino in un italiano leggermente più sofisticato di quello da party della Roma bene. "Come stai, chi sei ora? Mi fa piacere sapere di te.".
Quellochenonlosentidaanni quasi quasi ti strappa un sorriso.
Possibile che fosse una congiuntura astrale sfavorevole, allora?
Possibile che fosse finita malino, (malino, il peggiore degli esiti, senza tragedia, senza pathos, senza piatti rotti. senza infamia e senza lode. malino...), per un puro caso? per un malinteso?
No
Una cena.
No, cena giammai.
Un aperitivo. Per fargli vedere quanto sei diventata elegante anche tu. E, possibilmente, andartene con un leggero rumore di tacchi a spillo che si allontanano irreparabilmente.
" Ok, ti porto in un posto bellissimo. Sai che sono sempre stato un
gentelman".
Gentelman?
Gentelman?
"
Questa settimana proprio non posso, caro. Ma mi faccio viva io la prossima, contaci."
Le case editrici non fanno miracoli.
E tu sei diventata grande.




permalink | inviato da bianca il 30/4/2008 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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